Se ormai siete abituati ad avere a che fare con architetti/Maker, Digital Maker e chi più ne ha più ne metta, ora è il momento di scoprire una nuova categoria di artigiani del XXI secolo: i poeti/Maker, o Maker/poeti, se preferite. È arrivato cioè il momento di conoscere Nicolò Gerin, da Lecco, classe 1989. Non vi fate ingannare dal ciuffo rock e i jeans d’ordinanza, vi assicuro che il cuore di Nicolò batte in endecasillabi e la sua idea di design ha molto a che fare con un piccolo principe che ama prendersi cura della “sua rosa”.

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Niccolò, tu definisci il design un mix di “storia, anima e magia”: come sei arrivato a questa suggestiva visione?
Achille Castiglioni diceva “gli oggetti devono far compagnia”, la mia idea di design ha un po’ questo sapore: una visione romantica del ruolo che un prodotto di design, qualunque esso sia, ricopre nella vita quotidiana di ognuno di noi. Ogni oggetto ha una sua personalità, una sua storia da raccontare e un’anima, ma soprattutto deve emozionare, creare sinergie con chi lo utilizza, e diventare non semplicemente un arredo o un soprammobile, ma un’entità che vive.

Che ruolo ha l’artigianalità nei tuoi lavori?
Amo l’artigianalità e il ‘fare’ con le proprie mani per due semplici motivi: il primo è che solo facendo si possono capire i limiti e i punti di forza di un prodotto; secondo perché penso che l’artigianalità sia in grado di regalarti un’opera d’arte anche se l’oggetto è fatto in serie. Un oggetto fatto a mano non potrà mai essere identico al precedente o al successivo, e questo mi emoziona molto. Da piccolo amavo costruire, progettare e giocare con i Lego, ora ho cambiato il materiale, ma in fondo continuo a progettare con le mani e tutte le volte che entro in una bottega artigianale, piccolo o grande che sia, ne rimango estasiato.

Hydria

Hydria, "scomposto"

Ti ispiri a qualcosa in particolare per i tuoi prodotti?
Mi piace sperimentare in ogni campo ed essere stimolato da qualsiasi cosa: non mi pongo limiti e non ne pongo alla mia immaginazione. La più grande fonte di ispirazione è sicuramente il quotidiano: una passeggiata, una canzone, una semplice visione vista al contrario, un dialogo. Le idee nascono quando meno te lo aspetti ed è proprio questo il bello. Mi ritrovo molto anche nella filosofia del “Less is more” di cui parlava Mies van der Rohe. Un’idea che trasporto nei miei progetti eliminando ogni sovrastruttura che possa impedire di emozionare in modo diretto. Il mio obiettivo è arrivare all’essenziale: è questo che influenza il mio occhio. E il mio cuore.

Quali materiali e tecniche usi?
Se devo essere sincero non ho un materiale e una tecnica che prediligo, mi piace sperimentare, penso che in certi casi è proprio il materiale a parlarti e a consigliarti. Nel caso di oggetti su misura o piccole serie prediligo i materiali ‘poveri’: ferro, ceramica, legno. Materiali con cui puoi sporcarti le mani e che riescono a stupirti con la loro essenza, persino senza particolari e ricercate lavorazioni.

Il vaso Hydria

Il vaso Hydria

Il vaso Hydria è un oggetto molto 'poetico': qual'è la sua storia?
È un progetto nato una mattina della scorsa primavera quando, munito di graffettatrice, giocavo con tanti fogli di carta. Hydria è un vaso composto da due elementi: una struttura portante, ovvero un foglio di lamiera striata, chiuso su se stesso da due punti di saldatura, e un’ampolla di vetro soffiato. L’ampolla, collocata al centro della lamiera ne rimane ‘incastrata’, dando l’idea di essere sospesa. Nella sua forma il vaso somiglia alla gabbia toracica umana, all’interno della quale è custodita l’ampolla che può contenere un solo fiore alla volta. Hydria è uno scrigno che custodisce il vero tesoro: il fiore. Il concept di questo progetto è realizzare un vaso che valorizzi il contenuto e non tanto il contenitore.

Un giovane designer come te, quali sogni ha nel cassetto?
Nel famoso cassetto penso di avere parecchi sogni da realizzare. Il principale è senza dubbio quello di riuscirmi ad affermare in questa professione. Non pretendo di diventare per forza un’icona del design, mi basterebbe continuare a emozionare con i miei oggetti, dalle piccole e grandi aziende fino al pubblico finale, coccolandoli e rendendogli diversa la visione quotidiana. Se devo essere sincero, voglio soprattutto continuare a fare quello che mi piace: progettare emozioni senza pormi limiti e sperimentare. In fondo, gradino dopo gradino si arriva in vetta.

 

 

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