Se le creazioni di un Maker spesso raccontano storie originali e dal sapore innovativo, quelle di Camilla Fucili aggiungono al mix un tocco di poesia che le rende  “piccole sculture domestiche”. Oggetti che nascono da un’idea di Camilla, ma prendono vita (forse sarebbe più giusto dire "anima") dall'uso che ciascuno ne fa e che finisce per aggiungere al piacere estetico anche un forte valore affettivo. Ma niente di serio, per carità! Con Camilla ci si diverte molto perché, dopo tutto, "non bisogna prendere sempre tutto troppo sul serio".

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Ciao Camilla, ci racconti come è nata l’idea del runner Speech?
Mi piace pensare agli oggetti come fossero persone, ciascuno con i segni della propria esistenza e una storia da raccontare. La storia di Speech è la storia di una mamma che canticchia ai fornelli, di una coppia al primo brindisi, di due amiche immerse nei racconti. È un runner in panno tagliato al laser che rappresenta e celebra la conversazione a tavola, catturando nella sua trama le parole dette. Ci parla di noi, del nostro vivere e condividere attorno alla tavola alcuni dei momenti più belli.

Decisamente originale anche Stretch: un utensile nato per...?
Stretch è un utensile, in acciaio inox tagliato al laser, nato per rubare il cibo dai piatti degli altri. Richiama la forma delle nostre mani e invita ad essere usato in maniera spontanea e giocosa, come se si stessero usando le mani stesse. Funziona come estensione del nostro corpo e può essere quindi utilizzato non solo per rubare cibo dal piatto di altri, ma anche per combattere, per punzecchiarsi, per imboccarsi a vicenda. O semplicemente per ricordarci di non prendere sempre tutto troppo sul serio.

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Speech

Due oggetti che ti hanno portato fortuna, se non sbaglio?
Sì, la collezione Between the Lines, di cui fanno parte Speech e Stretch, nel 2011 mi ha fatto vincere il premio “Eva Zeisel Award”, come riconoscimento per la dedizione a Bellezza, Arte e Design.

Sei attenta all'eco-sostenibilità e all'impatto ambientale-sociale realizzando i tuoi oggetti?
I miei oggetti sono 100% disegnati e prodotti in Italia e sono il risultato di un’attenta progettazione che include un accurato studio dei materiali, del packaging e dell’intero ciclo di produzione. Ma l’aspetto più importante è che i miei prodotti nascono dall’osservazione delle persone e della loro quotidianità. Sono piccole sculture domestiche che trasportano i segni della nostra esistenza e delle nostre abitudini: sono oggetti che parlano di noi. Si creano così esperienze di utilizzo cariche di significato e gli oggetti si rivestono di un forte valore affettivo. Una progettazione, quindi, diametralmente opposta ai principi consumistici dell’usa e getta.

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Stretch

Eleganza e ironia sembrano due caratteristiche chiave delle tue creazioni, come riesci a mixarle?
Non parto con l’idea di creare qualcosa di elegante o ironico; questi piuttosto potrebbero essere i risultati. Credo nella bellezza, intesa non come piacevolezza estetica, bensì come capacità di risvegliare i sensi attraverso la forma. E credo nella semplicità, che come nelle persone così nelle cose, può essere meravigliosamente disarmante. E' quindi un processo di sottrazione e addizione per eliminare ciò che non è necessario e aggiungere ciò che l'oggetto ha di significativo.

Due domande ‘giocose’ ora. A quale dei tre giudici di MasterChef regaleresti Stretch: Bruno Barbieri, Carlo Cracco o Joe Bastianich?
Una ciascuno, per sfidarsi ad armi pari.

E un personaggio femminile che ti piacerebbe avere dall'altro capo di un tavolo rivestito di Speech?
Mi sarebbe piaciuto poter sedere accanto ad Alda Merini per vedere cosa avrebbe scritto sulla trama di una Speech bianca.

Prossimi progetti nel cassetto?
Costruirmi un cassetto più grande.

 

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