Materiali plastici, certo. O anche metallo. E ovviamente il legno (magari per partecipare al nostro contest MakeMore). Con il laser si può tagliare un po' di tutto, nei limiti del buon senso e delle possibilità tecniche, e lasciando correre la fantasia si arriva ad applicazioni molto interessanti. Se siete in cerca di spunti per qualcosa di davvero peculiare di solito non c'è niente di meglio che guardare al Giappone e il taglio laser in questo senso non fa differenza: proprio dal paese del Sol Levante viene un esempio non recente - parliamo di circa due anni fa - ma che vale la pena raccontare di nuovo, specie ora che in molti esaminano le applicazioni delle tecniche Maker al campo dell'alimentazione.

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Nel 2012 Umino Kaisouten, azienda che commercializza fogli di alga usati per arrotolare il sushi - il termine esatto giapponese è nori - ha avviato un progetto per "laserare" proprio le alghe. L'idea era quella di sviluppare fogli di alghe con un tocco di design, in modo da stimolarne la vendita in un periodo in cui il consumo di nori in Giappone era calato. È nata così la linea Design Nori, che comprendeva una serie di fogli con decorazioni a carattere artistico, non a caso esposti al museo Mitsubishi Ichigokan di Tokyo, ma anche una con decorazioni tradizionali più semplici.

Design Nori aveva un prezzo che non si può definire modico - circa 10 euro per foglio - ma ciò non ha impedito alla nuova linea di avere un buon successo sia in Giappone che all'estero. Chiunque poteva realizzare il proprio sushi usando nori decorati con motivi legati alla tradizione giapponese e beneauguranti: fiori di ciliegio (sakura, portatori di bellezza), foglie di canapa (asanoha, portatori di crescita), gocce d'acqua (mizutama, per la buona fortuna) e gusci di tartaruga (kikkou e kumikikkou, portatori di felicità e longevità).

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Unimo Kaisouten non ha mai spiegato con precisione il processo usato per il taglio laser dei fogli nori, limitandosi a qualche dettaglio: il processo era costoso, la tecnologia di taglio era definita "speciale", si potevano usare solo alghe di una particolare zona perché avevano uno spessore superiore alla media, tentare di tracciare dettagli troppo fini portava (ovviamente) a rompere il foglio. Gli scarti del taglio erano molti, tanto che l'intenzione era quella di riutilizzarli come parte del furikake: un condimento da spargere sopra il riso, composto principalmente da pesci essiccati e appunto alghe tritate.

 

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