Quando al primo TechCrunch italiano ascoltai i venture capitalist USA affermare che in Silicon Valley le relazioni vengono prima del business, non avevo capito a fondo cosa intendessero. Dopo sei giorni trascorsi tra San Francisco e Mountain View ho capito perfettamente il significato di queste parole e, da social networker della prima ora, desidero condividere con voi questa indimenticabile esperienza e trarre le conclusioni della mia avventura californiana.

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Quando su Facebook ho visto che Riccardo Luna chiedeva a startup attive in ambito Making di candidarsi per partecipare all’Italian Innovation Day, previa selezione di Marco Marinucci di Mind The Bridge, ho deciso subito di candidare MakeTank, la nostra startup innovativa fiorentina, per rappresentare gli 80 vendor che hanno deciso di promuoversi e vendere tramite il nostro marketplace, il primo al mondo dedicato ai Digital Maker. Dopo qualche giorno ricevo la conferma di essere stata selezionata, Asset Camera ci offre il volo in quanto testimoni della Maker Faire Europe, trovo casa su AirBnb con altri due startupper selezionati in rappresentanza di Makoo e Off Grid Box e inizia l’avventura!

Mercoledì 26 febbraio si parte: allo scalo di Parigi conosco il romano Giulio di Makoo, che trasforma i messaggi vocali in pattern di gioielli stampati 3D (o meglio “crea gioielli che nascono dal cuore”). Arriviamo nel nostro appartamento a Tenderloin e ci facciamo forza per non andare a dormire subito incontrando un fiorentino emigrato da un anno a San Francisco che ci parla della sua startup di wearable technology e delle differenze tra approccio italiano e statunitense: in quest'ultimo la voglia di fare e l’impegno vengono premiati subito con quote e investimenti ma il Made in Italy conta ancora per sviluppare prodotti qualitativamente invidiabili (specie nel fashion).

Giovedì arriviamo negli uffici di Mind The Bridge presso il JP Morgan Chase Building, nel cuore del Financial District, e iniziamo a lavorare dopo il primo pranzo con Francesca e Gianmarco di Hands Company e, appena arrivato da New York, Emiliano, il terzo coinquilino di Off Grid Box. Alle 14 inizia il concentrato della startup school di Mind The Bridge, dopo l’introduzione del founder e CEO Marco Marinucci, e inizia la carrellata dei nostri primi (patetici!) pitch. I Mentor Charles e Anne Marie ci fanno sgobbare per trovare un messaggio univoco da esprimere in soli due-minuti-due alla platea di 250 persone attesa all’Italian Innovation Day. C'è tanto lavoro da fare sul pitch e sulla value proposition e c’è da stendere l’Executive Summary. Lavoriamo tutto il pomeriggio ascoltando i trucchi dello storytelling per realizzare un elevator pitch efficace, con tanti spunti ed esempi.

Venerdì entriamo in Mind The Bridge alle 8.30 di mattina per uscirne alle 19.30 dopo aver riproposto il nostro pitch, con risultati decisamente migliori e, per la prima volta, ascoltiamo l’interessante pitch di Simone sul OSVehicle, anche lui appena arrivato da New York. Con Charles rivediamo la versione finale dell’Executive Summary e si torna, finalmente, a casa per poi andare cena a una cena di networking con sinergie e chiacchiere tra expatriate italiani. Anche sabato siamo liberi di… fare networking, ovviamente! Ci vediamo con Roberto, fondatore di Zanoby, e la nostra lobbista preferita Francesca di CNA Toscana. Alle 16 l’appuntamento è in Mind The Bridge dove arrivano gli amici startupper di DQuid e WLamp e ascoltiamo anche i loro primi pitch riproponendo il nostro. Ci esercitiamo a tenere tra noi il pitch per scoprire reciprocamente i punti di forza e di debolezza e criticarci costruttivamente.

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Domenica facciamo i turisti, ma lunedì 3 marzo è il grande giorno dell’Italian Innovation Day! Dopo aver ripetuto i pitch in casa, fatto le stampe dell’Executive Summary e noleggiato l’auto partiamo alla volta del Computer History Museum a Mountain View e allestiamo il nostro stand con cartoline e biglietti da visita in bella vista. La prima sorpresa: rivedo dopo 9 anni Davide, ex-Vice Direttore Generale che mi aveva assunta in Microsoft Italia e adesso mio collega startupper della lanciatissima Sensoria, che sviluppa calzini e indumenti sportivi ‘intelligenti’, già trionfatori al CES.

Marco Marinucci e il Console Italiano Mauro Battocchi introducono la giornata ricca di interventi, tra cui quello di Riccardo Luna, che già mi aveva premiata come startup vincitrice al TechGarage della prima Maker Faire Rome e che annuncia la prossima edizione 2014 ancor più lunga e ricca di sorprese. E naturalmente tanto ma tanto networking: conosco di persona, tra gli altri, il mitico Bernardi creatore del gruppo Facebook Italian Startup Scene e Francesca ed Elena di Timbuktu, magazine digitale per bambini. Alla fine saliamo sul palco noi, 8 startupper selezionati per rappresentare la nuova Italia del Making e ce la caviamo tutti piuttosto bene, dopo le intense giornate di lavoro.

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Martedì è il giorno della partenza, dopo aver condiviso le nostre impressioni con i Mentor di Mind The Bridge e ricevuto i loro ultimi feedback sul nostro pitch. Viaggiamo insieme per Parigi io, Giulio e Francesca, dividendoci poi perché diretti a Firenze, Bologna e Roma. Torniamo a casa carichi di biglietti da visita ed energie, voglia di lavorare e di sfondare con l’aiuto della ‘rete’ che ci circonda.

Nel mio caso è stato fondamentale rimanere per qualche giorno a tu per tu con il core-business di MakeTank, dato che nella vita di tutti i giorni sono presa da mille impegni che mi stavano allontanando dai ‘fondamentali’. San Francisco è così: contano le scuole per startupper come Mind The Bridge ma conta ancor di più uscire a cena con amici e amici di amici per far nascere tante nuove idee e sinergie che sono la benzina del motore delle startup. E a San Francisco, chi ha idee valide ce la fa se si rimbocca le maniche.

 

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