Anche i più accaniti sostenitori della stampa 3D ammettono che è ancora presto per pensare di avere una stampante in ogni casa: i prezzi e la semplicità di utilizzo non sono ancora tali da trasformare una 3D printer in un oggetto di uso comune. Ma le cose stanno cambiando velocemente e molto probabilmente c'è gia una stampante 3D vicino a noi: se non è sulla nostra scrivania potrebbe essere a pochi isolati di distanza, a casa o nell'ufficio di qualcuno che valuta le attuali tecnologie già adatte per le proprie necessità.

Sarebbe bello se questa stampante così vicina potesse essere utilizzata anche da noi. Probabilmente lo è già, grazie a 3D Hubs: un progetto nato in Olanda e già indicato come l'Airbnb della stampa 3D, proponendo una piattaforma che mette in relazione chi ha una stampante 3D con capacità sottoutilizzata e chi vuole stampare i suoi oggetti ma senza passare attraverso un servizio di stampa tradizionale o un FabLab. Quello che differenzia 3D Hubs da servizi come AirBnB è il forte senso di community: chi ha una stampante 3D e chi progetta oggetti da stampare hanno in comune la stessa passione per un nuovo approccio alla produzione. La crescita veloce che 3D Hubs ha registrato deriva da una spinta molto più forte della semplice possibilità di guadagnare qualcosa dalla propria stampante o di vedere i propri progetti stampati più rapidamente che non da un servizio online.

Lo staff di 3D Hubs in una foto (non) ufficiale

3D Hubs è nata nel 2013 ma i suoi fondatori, Bram de Zwart e Brian Garret, ci stavano già pensando da tempo. "È da cinque anni - ci ha raccontato Bram - che io e Brian pensiamo alle potenzialità della produzione locale e di come questa possa concretizzarsi con la stampa 3D. Qualche anno fa abbiamo immaginato che 'sbloccando' la capacità non utilizzata delle stampanti 3D già installate si potesse immediatamente creare una rete globale di produzione che desse a chiunque l'accesso a stampanti 3D locali e quindi la possibilità di iniziare a produrre".

"Locale" è uno dei termini chiave più importanti per 3D Hubs. Nella sua accezione più semplice mette in evidenza come una stampante 3D può diventare il centro di una community composta in primo luogo da chi possiede la stampante e da chi la usa, ma anche da altre persone genericamente interessate alla stampa 3D, all'auto-produzione e al movimento Maker. Una community del genere può partire in piccolo ma ha l'energia che serve a crescere, attrarre altre persone e dimostrare a chiunque il potenziale della stampa 3D.

Ma "locale" ha anche un significato più profondo: creare community locali che ruotano intorno alla stampa 3D significa anche dimostrare che i processi produttivi possono cambiare, diventare più personalizzati e spostarsi vicino agli utilizzatori finali degli oggetti stampati. Nel medio/lungo termine, ciò significa anche creare piccole economie locali altrimenti impossibili. Nulla di nuovo per chi è già Maker o cerca di esserlo, come anche per chi si interessa a queste tematiche, ma per il grande pubblico si tratta di argomenti del tutto innovativi.

La pagina di descrizione di un Hub, con alcuni dettagli sulle possibilità di stampa e sui costi

3D Hubs ha già raccolto un database di oltre 2.200 stampanti 3D localizzate in tutto il mondo. Chi ne ha una e vuole offrire la sua capacità deve solo registrarla collegandosi al sito di 3D Hubs, indicando le sue specifiche tecniche, i materiali che può uilizzare e i costi delle stampe. Questo basta a trasformarsi in un Hub locale per la stampa 3D. In altri servizi di "sharing economy" basta anche a iniziare a lavorare, ma non nel caso di 3D Hubs proprio per il suo forte accento sulle community: una città o una zona con pochi Hub non possono creare e mantenere una comunità davvero attiva, quindi restano "bloccate", con le stampanti visibili online ma non disponibili, fino a quando non raggiunge almeno dieci Hub. Dopodiché la si "sblocca" - di solito anche con un evento ad hoc - e si può iniziare a stampare.

"Vogliamo creare delle community locali forti - spiega Bram - in cui le persone possano condividere la loro passione e le loro conoscenze sulla stampa 3D, ora che molti hanno ancora bisogno di imparare le possibilità e i limiti di questa tecnologia. Dando un numero minimo di stampanti 3D in una città vogliamo incoraggiare la gente a costruire queste community e allo stesso tempo dare più possibilità di scelta agli utilizzatori locali in termini di materiali, colori, qualità, dimensioni e finiture".

Dal punto di vista dell'utilizzatore finale le cose sono molto semplici. Si carica il file con il modello 3D, si cerca un Hub nella propria zona, si sceglie quello che sembra più indicato e si immette un ordine di stampa. L'Hub scelto può accettarlo o rifiutarlo, nel primo caso si passa al pagamento. Quando l'oggetto è finalmente stampato, il cliente e il proprietario della stampante si accordano su come effettuare la consegna, si incontrano e (idealmente) in questo modo condividono concretamente la loro passione. Da parte sua, la piattaforma di 3D Hubs cerca di evitare ogni inconveniente alla transazione, ad esempio controllando preventivamente i file 3D per verificare se possono essere effettivamente stampati oppure finalizzando il pagamento solo dopo quattro giorni dalla data di consegna, in modo che nel frattempo l'Hub e il cliente possano chiarire eventuali problemi verificati appunto alla consegna.

Su 3D Hubs si trovano perlopiù stampanti 3D desktop, i modelli commerciali sono ammessi ma non sono il focus della piattaforma. Una stampante più potente, spiega Bram, non significa necessariamente un servizio migliore: "La differenza di qualità tra le stampanti desktop e quelle industriali sta riducendosi, ma le seconde possono essere ancora utili nel caso di oggetti più grandi o materiali come i metalli. Il fatto che una stampante 3D sia gestita da un singolo o da un'azienda in sé dice poco sulla qualità del servizio. Spesso vediamo dei privati che fanno un sforzo in più per andare oltre le aspettative dei loro clienti, questo deriva dalla loro passione per la stampa 3D e non necessariamente da una spinta economica. Di recente abbiamo integrato nella nostra piattaforma un sistema di recensioni e ciò farà risaltare gli Hub migliori".

Lo stand 3D Hubs al London 3D Printshow dello scorso novembre

Quelle oltre 2.200 stampanti registrate in meno di un anno ("la più grande rete mondiale di stampanti 3D", sottolinea Bram) dimostra che 3D Hubs è una buona idea. Ma è solo l'inizio: "Non restiamo fermi, ovviamente, abbiamo una squadra di oltre dieci persone che lavora per rendere 3D Hubs ancora più intelligente e focalizzata sulle community. Dobbiamo portare alla stampa 3D gruppi più ampi di persone se vogliamo rendere locale una fetta maggiore della produzione globale. È quello su cui lavoreremo il prossimo anno".

 

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