Microstudio è uno studio di architettura e design che coinvolge tre architetti (Fabrizio Susi, Claudio Pierfederici e Stefania Rendine) che hanno virato più verso il design che non verso l'architettura e con una serie di riconoscimenti che lo dimostrano: Fabrizio è stato finalista in vari concorsi (Present Time design contest 2011, YEP!2011 e Design For Life tra gli altri) come anche Claudio (ad esempio nel 2012 per Design - Metal Furniture di Youtool).

Noi ovviamente li conosciamo per la loro attività legata alla digital fabrication, per la quale il materiale di riferimento iniziale è stato la lamiera tagliata al laser e verniciata a polvere, successivamente affiancata dal polistirolo ("che adeguatamente trattato non ha nulla da invidiare ai materiali più nobili", spiegano), dal legno e ultimamente anche dal plexiglas.

Nell'ideazione di nuovi oggetti Fabrizio e Claudio seguono due strade in parte differenti. "Generalmente - spiega Fabrizio - parto da un oggetto in commercio che a me non piace e invece di criticarlo ne penso una mia versione. Mi piace che i miei progetti abbiano un carattere forte che possa renderli iconici, portatori di valori tipicamente italiani o semplicemente capaci di strappare un sorriso a chi li guarda". Per Claudio "Tutto dipende da ciò che per me alla fine si possa definire bello. La ricerca del bello affrontando l’idea del prodotto attraversa necessariamente lunghe fasi di riflessione, a volte davvero sofferte, comunque necessarie a analizzare numerosissimi aspetti, tra cui i più determinanti sono quelli legati al mercato e alla reale fattibilità del prodotto".

Il portachiavi da parete Icon

L'approccio al mercato è un tema cruciale per chi fa autoproduzione, dato che l'Italia ha ancora dei passi in avanti da fare per digerire questo modello. "Purtroppo - ci spiegano - non siamo ancora pronti per un e-commerce spinto, quindi ci si sente più tutelati se si acquista in negozio. Ma entrare in un negozio per noi autoproduttori comporta un aumento dei prezzi che mette automaticamente fuori mercato i prodotti". Anche per una visione un po' distorta del prodotto stesso: "Spesso si tende a vedere un oggetto autoprodotto come una soluzione più economica e quindi meno di pregio di oggetti brandizzati, quindi si preferisce spendere per avere un prodotto griffato invece di un prodotto che, se paragonato ai numeri delle multinazionali, potremmo definire unico".

Ma sull'altro piatto della bilancia possiamo mettere vantaggi importanti: "Partiamo dal presupposto che in questo periodo di crisi l'autoproduzione per i designer sconosciuti è l'unica soluzione, visto che oggi i grandi marchi non hanno voglia di scommettere. [Poi c'è] senza dubbio la possibilità di sviluppare progetti che ci piacciono in cui crediamo prendendoci totalmente la responsabilità di un successo o di un flop. La crisi economica con la quale ci siamo ormai abituati a convivere ha fatto sì che molte aziende terziste oggi siano disponibili a realizzare anche pochi pezzi scommettendo su realtà giovani".

A Microstudio non si può certamente negare la volontà di sperimentare e di seguire strade dinamiche, tra cui possiamo inserire anche un approccio atipico al crowdfunding: non per finanziare un singolo particolare progetto ma per l'attività di sviluppo in generale. "In realtà - ci spiegano - non siamo stati noi a scegliere il crowdfunding ma è stato lui a scegliere noi. Un giorno riceviamo una telefonata nella quale ci spiegano cos'è il crowdfunding e ci dicono che hanno avuto modo di vedere il nostro lavoro e ci propongono di fare una campagna. A questo punto è subentrato un aspetto che ci caratterizza, quando si tratta di cimentarsi con sfide nuove come quella di realizzare un video e di mettersi in gioco veniamo colti da un grande entusiasmo che ci spinge a buttarci a capofitto nella nuova sfida. Questo è esattamente quello che è successo con Eppela, eravamo partiti con l'idea di fare un video 'istituzionale' in cui raccontare uno dei tanti progetti che volevamo che ci venisse finanziato".

Alla fine però su Eppela è stato presentato "Un video ironico, in cui simulavamo il rapimento di microstudio da parte della crisi e il riscatto richiesto affinchè potessimo continuare a farlo vivere era la somma richiesta su Eppela. Forse la nostra volontà di finanziare un concetto di autoproduzione e non un singolo oggetto ha un po' spiazzato gli utenti, però posso dire che abbiamo fatto esattamente quello che l'istinto ci diceva di fare, attraverso il video abbiamo raccontato ciò che realmente siamo, cimentandoci come attori e registi seppur con scarsi risultati. Però siamo convinti che attraverso questo video siamo riusciti a far capire lo spirito con il quale affrontiamo il nostro lavoro. Purtroppo gli utenti di Eppela non hanno gradito, ma abbiamo avuto la possibilità di avere un video del quale ridere per diversi anni".

La linea di portafoto ZoO

Sulla base ben più che consolidata dei primi progetti, Microstudio sta lavorando per ampliare la sua produzione. Ampliare in senso anche letterale: "Siamo partiti realizzando oggetti piccoli - racconta Fabrizio - ma la nostra aspirazione è quella di riuscire a fare oggetti sempre più grandi e abbiamo iniziato con la nuova linea di servimuti HMH e Parola". Proprio un altro servomuto, Ambrogio, ha una particolare valenza: "Perchè è stato il mio primo progetto che mi ha dato modo di conoscere la ditta che poi ha realizzato i primi pezzi di Lello il portaombrello. Purtroppo Ambrogio è un progetto troppo ambizioso per chi fa autoproduzione e quindi il prototipo che ne è venuto fuori è piuttosto sgraziato, ma nonostante tutto riceve complimenti e questo non può che rendermi orgoglioso".

Più in generale l'obiettivo, spiega Claudio, è "Avere la capacità di realizzare le nostre idee e i nostri progetti, anche quelli più complessi che spesso sono realizzabili attraverso realtà più strutturate di come oggi è Microstudio. Sono sicuro che Microstudio avrà la forza di farsi sentire e che avrà la capacità di raggiungere i propri obbiettivi perchè ciò che ci anima è soprattutto la creatività come espressione del desiderio di comunicare noi stessi, insieme alla voglia di fare bene il nostro lavoro, con professionalità e dedizione".

Lo Shop di Microstudio su MakeTank è a questo link.

 

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