Durante la Maker Faire Rome diversi interventi si sono concentrati sulla cosiddetta "biologia 2.0", un termine nato per indicare come la biologia sia, secondo molti, il prossimo campo di applicazione della filosofia Maker. Sinora il concetto di digital fabrication è stato applicato ai processi produttivi convenzionali, su materiali non organici, estendendolo alla biologia potremmo ottenere risultati estremamente innovativi. Per ovvie ragioni ci si muove con molta cautela in questo campo, così alcune delle realizzazioni più stimolanti oggi si trovano a cavallo tra la scienza, le installazioni artistiche e gli esperimenti da Maker.

Anche chi sperimenta questi nuovi approcci di solito ha una formazione ibrida tra il ricercatore e l'artista e rientra perfettamente in questa descrizione anche la biologa-designer Marin Sawa con il suo Algaerium Bioprinter, un prototipo di stampante 3D che utilizza come materiale di stampa delle alghe microscopiche (Chlorella, Spirulina…). Queste vengono combinate in base alle loro colorazioni, per ottenere con la stampa diverse strutture multicolori che, nelle installazioni sinora realizzate da Marin Sawa, svolgono la stessa funzione dei materiali tessili.

Il progetto è più ampio e si svolge in collaborazione con l'Imperial College di Londra. L'obiettivo è sviluppare il Bioprinter in modo da arrivare a una nuova tecnologia inkjet per la stampa a basso costo delle alghe. In prospettiva dovrebbe essere possibile stampare le microalghe direttamente a casa propria per ottenere degli integratori alimentari. Molte microalghe sono infatti considerate "supercibo" perché sono ricche di vitamine e minerali.

Su scala maggiore, secondo Marin Sawa, dispositivi come il Bioprinter potrebbero dare vita a una nuova forma di agricoltura urbana, in cui le alghe vengono "allevate" in grandi cisterne e stampate per produrre sostanze nutrienti e assicurare la disponibilità di cibo a chiunque.

 

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