16 metri quadrati di elementi architettonici stampati in 3D, in tutti i loro finissimi dettagli, per ricreare una grotta barocca. In estrema sintesi è questo il progetto Digital Grotesque, ideato dagli architetti svizzeri Michael Hansmeyer e Benjamin Dillenburger: lo si può visitare in prima persona al FRAC Centre di Orleans, in Francia, fino al 2 febbraio 2014. Digital Grotesque fa infatti parte di Archilab 2013, un importante evento internazionale dedicato alle nuove frontiere dell'architettura.

Digital Grotesque . Printing Architecture da Digital Grotesque su Vimeo.

Digital Grotesque ha messo alla prova i limiti del digital manufacturing applicato all'architettura: qui non si è trattato di creare piccoli modelli ma di lavorare su grande scala pur mantenendo la riproduzione di tutti i dettagli. "L'obiettivo del progetto è esplorare che tipo di architetture possiamo creare combinando la progettazione digitale con l'addictive manufacturing", ci ha spiegato Hansmeyer in una nostra intervista. "Esamina le nuove esperienze e sensazioni spaziali che sono consentite da queste tecnologie. Ci permette di dare una breve occhiata su ciò che improvvisamente è diventato possibile fare".

Come Michelangelo, il team di Hansmeyer è partito concettualmente da un blocco solido e poi ha cominciato a declinarlo in un oggetto geometrico sfaccettato, generato algoritmicamente. Dal punto di vista digitale la grotta barocca - 16 metri quadrati di base per un'altezza di 3,2 metri - corrisponde a 78 GB di dati di produzione, 260 milioni di superfici e 30 miliardi di voxel. Dal punto di vista fisico si tratta invece di 11 tonnellate di arenaria stampata in 3D a una risoluzione di 0,13 millimetri. I componenti sono stati stampati da voxeljet AG con una stampante VX4000, che ha un'area di stampa di 4 x 2 x 1 metri.

Dove potrebbe essere collocata un'opera di questo tipo nell'ambito della storia dell'arte? Abbiamo chiesto ad Hansmeyer come questa nuova architettura si possa inserire in una ipotetica sequenza temporale della storia dell'architettura e dell'arte che si proietti anche nel prossimo secolo, ma la sua risposta ci indica una visione diversa: "Stiamo cercando di creare un'architettura che eviti le classificazioni. Nel nostro processo di design siamo partiti da un cubo neutro, liscio, privo di riferimenti storici. Poi abbiamo suddiviso e articolato il cubo sino a quando non è emersa la forma finale. Per noi il risultato è allo stesso tempo familiare ed estraneo".

"Con la tecnologia di additive manufacturing che abbiamo usato, il costo della complessità, dei dettagli, si annulla. Stampare una grotta barocca estremamente dettagliata ha lo stesso costo di stampare un cubo primitivo. L'ornamentale ritorna dunque a essere legittimato!" In confronto ad esempio alle decorazioni elaborate della scultura barocca, che richiedevano una grande abilità manuale, in effetti costa meno stampare in 3D una decorazione sfaccettata che non un solido semplice. Man mano che le macchine con un tale alto livello di precisione diventeranno più accessibili, il design adotterà una mentalità "more is more", abbandonando l'estetica minimalista che caratterizza questi primi decenni del Ventunesimo Secolo?

 

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