Isabella Pikart è un amante sia dell’ambiente urbano che dell’ambiente naturale. Una viaggiatrice del mondo che ha vissuto a Londra, Parigi, Marsiglia e San Paolo e spesso ha visitato l’Italia, mettendo alla fine radici a Berlino dove ha lanciato la sua ultima collezione di gioielli in porcellana, L'histoire de Mimi Cri, ora disponibile su MakeTank. Ci siamo seduti a parlare con lei di ispirazione, materiali, bellezza e città.

Isabella Pikart - foto di Jens Eisermann, 2012

Il nome della marca di design di Isabella, Vaporetta Berlin, rimanda già ad alcune delle sue ispirazioni. Il Vaporetto è il mezzo di trasporto pubblico a Venezia: “Sono andata a Venezia per Pasqua con una coppia di amici. Siamo stati sul battello per il Lido e c'era una bella signora italiana a condurla. Per farla breve, l’abbiamo denominata ‘Signorina Vaporetta,’ e questa espressione mi è rimasta impressa così forte che, quando ho iniziato a lavorare sulla mia etichetta, ho usato questo nome come sinonimo di lifestyle.” Al di là del nome, l'Italia ha fortemente influenzato il gusto estetico di Isabella, già nei suoi precedenti viaggi: "Quando ho visitato l'Italia (Taranto, Milano ed altre città) alla fine del 1990 rimasi impressionata dallo stile di vita e dal design italiano, perché molte delle cose belle incontrate non si vedevano ancora in Germania."

Lei, tuttavia, ha scelto Berlino come sua casa e luogo delle sue creazioni. Isabella spiega: "La Germania è stata il primo posto in cui potevo immaginare di perdermi e di sentirmi rispettata come individuo. Ho avuto questa sensazione già in altri miei soggiorni all'estero, nelle grandi città metropolitane, ma era per me sconosciuto in Germania. Amo questa città: Berlino ha molti volti eleganti ed internazionali, ma mantiene il fascino e la ribellione, se siete alla ricerca di esso."

2013 | Fleur | Azulejo | Cubo | Alvorada

Marsiglia, però, è dove è nata l'idea per la sua ultima collezione. Il nome francese L'histoire de Mimi Cri e l’idea arrivò osservando la natura, specialmente le farfalle, mentre lei era lì. "In biologia, il mimetismo (mimicry) è la capacità di un animale di far finta di essere un altro (ad esempio più pericoloso) al fine di ingannare il predatore. Con gli accessori moda anche noi cerchiamo di cambiare il modo di apparire e sentire, in una sorta di mimetismo urbano", spiega Isabella. "Ma sto anche giocando con le parole: io posso pensare a una donna immaginaria, la signora Mimi Cri... ed inoltre, in francese, 'Le dernier cri' (L’ultima cri) nella moda è l'espressione per dire ‘all’ultimo grido’, ‘alla moda’."

La collezione è stata presentata nei giorni dello showroom alla Fashion Week di Berlino a gennaio 2012 e si compone di tre modelli: Pool Blue (azzurro), Bicho (blu scuro) e Ouro Branco (bianco neve e parzialmente dorato). Ognuno è limitato a 32 pezzi numerati, ed è interamente realizzato a mano in porcellana. Alla mia domanda su come questa tecnica possa risultare resistente, Isabella spiega che non è così fragile come si potrebbe pensare: "Se usate la vostra tazza di caffè in modo abituale, è impensabile che si possa rompere e che si possa versare tutto il contenuto sul tavolo. Gli anelli sono abbastanza resistenti, anche se, naturalmente, si romperanno se si colpiscono con un martello! ".

Una delle cose meravigliose di questi anelli è la sensazione che trasmettono sulla pelle. "Se le persone toccano gli anelli ci sono due sensazioni che tutti notano: sono abbastanza leggeri (perché un anello di metallo di questa forma sarebbe molto più pesante, ed è quello che ci si aspetta quando si prende in mano) e sono più 'caldi' degli anelli di metallo." Per un artista che spiega quella sensazione è molto importante per il modo in cui crea – cade in un mondo di percezioni sensuali ed emozionali - la sensazione unica prodotta dall’anello che viene vissuta da chi lo indossa non è forse casuale.

Regala a te stesso (o ad un amico) la calda sensazione di ceramica di una speciale ed unica creazione di Isabella, disponibile nello store Vaporetta Berlin su MakeTank.

Foto prodotti: Julia Krüger, 2012

 

Leave a reply