Ho conosciuto il Mediterranean FabLab di Cava dei Tirreni su Facebook: le foto dei loro progetti, in particolare le meravigliose decorazioni natalizie in vinile tagliate al plotter, mi avevano colpito. Così come la loro apertura dimostrata condividendo le ‘ricette’ con i lettori del blog MakeTank in un articolo risultato molto popolare. PcLab, nata da Amleto Picerno, deus ex-machina del Med FabLab, è poi diventato uno dei primi shop aperti sul marketplace MakeTank, proponendo meravigliosi ed originali arredi realizzati in strati di cartone.

In occasione del loro contributo nello spazio Digital Makers durante la Mostra Internazionale dell’Artigianato a Firenze, sono stata orgogliosamente coinvolta come giurata del contest “Don’t dream it. Make it!” organizzato insieme all'interessante progetto di architettura Amor Vacui. Il compito dei designer era quello di progettare oggetti modulari per un sistema espositivo in cartone. La votazione è stata davvero difficile perché tutti i progetti erano davvero di alta qualità e rispettavano le specifiche richieste.

Mi ha colpito subito il modulo Gestalt (e relativa affascinante descrizione) che ho trovato da subito ‘geniale’ come il suo progettista: il marchigiano Giovanni Bergami. E’ un piccolo ed essenziale modulo che si presta ad infinite e poliedriche soluzioni: solo o in coppia, pensato in verticale o in orizzontale, come contenitore e come seduta. Inoltre, per deformazione professionale, ho notato la praticità nella spedizione: moduli che ingombrano poco, fattore importante per l’e-commerce dato il suo impatto sul costo dell’imballo e della spedizione. E magari chi li riceve trova altri infiniti modi di montaggio ed utilizzo.

Gestalt

Domenica 16 giugno ho assistito alle ultime fasi dell’allestimento e alle presentazioni dei finalisti presso l’affascinante spazio della mediateca MARTE da due anni (domenica era il compleanno!) nel centro storico del delizioso paese campano di Cava dei Tirreni.  Ed ho fatto bene perché ho capito che i finalisti hanno vinto qualcosa di davvero utile: un workshop di 4 giorni  da veri Maker presso il Mediterranean FabLab dove sono entrati col loro progetto su carta e sono usciti col loro prototipo ingegnerizzato in cartone!

Il Workshop

Il workshop del fare, dalla definizione di Amleto Picerno, dove tutti i concorrenti hanno dovuto risolvere tanti problemi a cui non avevano pensato in fase di progettazione relativi a stabilità o a praticità. Per esempio il progetto Modica di Lucio Esposito, ispirato ai muretti a secco siciliani, non reggeva senza una schiena che può diventare anche un elemento di decorazione o di personalizzazione ad hoc per il cliente finale (p.e. un logo). O ancora Box, perfetto sia come espositore che come imballo (p.e. per cappelli), pensato da Rossella Notari come una serie di elementi da unire con zip che presentava problemi nella chiusura ed ha trovato nel feltro una soluzione pratica ed economica per realizzare il suo progetto in modo ottimale. Anche Rubrik, progetto del giovanissimo Gianluca Montone per esporre oggetti preziosi come vasi oppure sandali gioiello, è cambiato dall’idea iniziale per motivi di stabilità e di praticità. Mentre lo scaffale Cross del carrarese Moreno Ratti ha ancora bisogno di ulteriore studio per diventare sempre più ‘ecologico’ anche nell’incollaggio e montaggio.

Della giuria facevano parte architetti e galleristi che hanno spronato i ragazzi a proseguire sulla strada della sperimentazione e della ricerca aiutati dall’esperienza e dagli strumenti a disposizione del Mediterranean FabLab, messo a disposizione con la logica di apertura propria del fenomeno Maker, come ha spiegato Amleto Picerno, orgoglioso di rappresentare il terzo FabLab ‘ufficiale’ in Italia dopo Torino e Reggio Emilia.

Grazie ai laboratori di fabbricazione digitale ogni Progettista può provare subito e a costi limitati la riuscita del proprio sogno. Un’opportunità che anche le grandi aziende (tra cui Nike, Ikea, ecc.) stanno iniziando a cogliere e ad utilizzare per ridurre i magazzini e produrre on demand oggetti personalizzati. Ecco perché anche noi ripetiamo come un mantra “Don’t dream it. Make it!”.

 

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