C’è un posto a Torino dove puoi andare per costruirti qualsiasi cosa sotto la guida di ‘host’ esperti che puoi tempestare di domande (anche stupide). FabLab Torino è il primo FabLab in Italia e durante l’evento Toolbox Festival ho finalmente avuto occasione di partecipare ad un vero workshop in questo luogo quasi mitologico per il mondo dei maker italiani. Vi racconto come è cominciata questa esperienza,  e cosa la rende speciale.

Officine Arduino

Nel 2011 a Torino, durante i festeggiamenti per i 150 anni del nostro paese, Riccardo Luna ha curato la mostra ‘Stazione Futuro,’ e lì dentro è nato FabLab Italia, descritto da Massimo Banzi come:

“uno spazio che ha creato una piccola comunità di persone interessate a capire come si possano inventare nuovi processi produttivi, nuovi modelli di business partendo dalla fabbricazione digitale, dall’open source e dalla collaborazione tra persone.” (fonte)

Alla fine del 2011 le macchine c’erano, quello che mancava era un luogo per ospitarle. Ma non era il caso  di perdere l’entusiasmo generato. Ergo nasce Officine Arduino, la startup incubata da Arduino e ospitata al Toolbox co-working, con la mission di promuovere l’open hardware e l’open source in Italia e di essere un riferimento per le scuole. Condivide lo spazio con FabLab Torino, che è aperto ai soci tesserati quasi ogni pomeriggio della settimana. Mi racconta Katia De Coi, project manager delle Officine Arduino, che il laboratorio ha sempre un utente esperto presente  che aiuta i meno esperti ad usare le macchine e a realizzare i loro progetti. Ho verificato durante il workshop che questi host, oltre ad essere molto preparati, sono anche molto pazienti e rispondono con tatto e serietà a qualunque domanda anche a quelle apparentemente più stupide!

una domanda stupida ad un host del fablab

A chi non se n’intende particolarmente, come me, il FabLab potrebbe sembrare quasi una comunissima officina meccanica, con un paio di macchine ed un originale  sistema per tenere organizzati tutti gli attrezzi che paiono piuttosto tradizionali. In realtà questo spazio ospita anche una macchina laser (Sei Eureka), una fresa (mdx-40a Roland) e qualche stampante 3D – di preciso un Ultimaker, e due reprap Prusa.

Il workshop al quale ho partecipato in realtà non prevedeva l’utilizzo di nessuna di queste macchine ‘preferite’ dai maker ma piuttosto  insegnava ad adoperare il buon vecchio saldatore, attrezzo essenziale per lavorare con i microchip dopo la fase di progettazione. Abbiamo fatto un piccolo gioiello a LED,  carino, ma che sotto il profilo del design lasciava un po’ a desiderare…

Una ragazza impara a saldare

Non c’è solo una tipologia di workshop che fanno al FabLab Torino. Enrico Bassi, il coordinatore del FabLab, fornisce una lunga lista di altri workshop che sono stati e continuando ad essere realizzati che possono essenzialmente essere divisi in categorie per principianti ed esperti e per progetti. Per aiutare i Maker a partire vengono tenuti specifici workshop introduttivi alle tecniche di stampa 3D, fresatura, ecc. Ai più avanzati si impatiscono lezioni di elettronica, programmazione, Arduino e altro. E poi ci sono corsi  ‘how to’ ovvero  come corsi che insegano a costruirsi vari oggetti, imparando nuove  tecnologie e tecniche, arrivando a  saldare un circuito, fare pop-up con il laser, costruire un germogliatore, o costruirsi un fanalino per la bici, etc.

Biomass machine

Al workshop al quale ho partecipato ero sorpresa dall’alto numero di donne che si davano alla saldatura (tutte bravissime!). Bassi dice che i soci sono “di tutti i tipi, dagli studenti ai pensionati. Spiccano architetti, designer, elettronici, meccanici…” E sono proprio le persone ad essere l’elemento più importante del FabLab: “alcune collaborazioni sono interessanti, ma principalmente contano le persone che ci mettono il loro tempo e impegno,” afferma Bassi.

Ciononostante, tra le soddisfazioni del primo anno c’è la richiesta di aiuto da parte di altri fablab o laboratory per farli partire. Per l’anno che viene, invece, il sogno di Bassi qual è? “Che il FabLab diventi autonomo e che trovi la sua strada per autogestirsi, organizzarsi, strutturarsi e sostentarsi.”

Ringraziamo Enrico Bassi e Katia De Coi per l’ospitalità ad Officine Arduino, sperando di rivederci presto a Torino.

 

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