Un guest post di Silvia Fossati (v. bio sotto) che anticipa i temi della terza edizione dell'evento "Industrie Creative" da lei organizzato per l'associazione ToscanaIN previsto mercoledì 15 maggio 2013 presso il Museo Piaggio a Pontedera.

Tutto il nostro sistema socio-economico, così come lo conosciamo, si trova nel bel mezzo di un cambiamento strutturale senza precedenti in cui nuovi valori, tendenze e costumi si stanno facendo strada per plasmare la società del futuro. In un momento in cui i vecchi modelli non risultano più validi ed efficaci per nessun ambito dell'economia né della società civile, nuovi standard faticano a delinearsi e stabilizzarsi. Tuttavia il filoconduttore della creatività sembra acquisire un ruolo sempre più determinante per rinnovare e reinventare modelli di business e stili di vita.

Sempre più spesso quei settori economici il cui motore sono le idee - le industrie creative - rappresentano le forze trainanti di importanti economie: quella statunitense con il fenomeno Silicon Valley dei giorni nostri, la metropoli creativa tedesca Berlino che punta tutto su arte, design e architettura, ma anche l'Italia con il suo più tradizionale Made in Italy. Un potenziale creativo, quello dell'Italia, da rivedere assolutamente e al più presto alla luce delle nuove tecnologie e dei nuovi modelli produttivi e di business.

La Vespa - il product design italiano. Immagine: Bozzetto di Vespa, Archivio Storico Piaggio

Un caso esemplare di riorganizzazione del sistema produttivo e commerciale è quello della filiera creativa del product design, quella che progetta il mondo a misura d'uomo e da cui provengono tutti gli oggetti del quotidiano. Un settore che all'inizio del terzo millennio si è trovato non più a soddisfare bisogni, ma a doverne creare di nuovi ruotando per lo più attorno ad esigenze di gusto per svariate personalità, di rappresentazione di status o di semplici sfizi, e che oggi affronta la sfida di offrire benefit principalmente immateriali a cui una sempre più larga fetta di consumatori nel contesto della crisi economica globale deve rinunciare (“per sedermi posso rinunciare a forme e materiali di tendenza, al nome del designer e del marchio storico, ma sarà sufficiente una sedia qualsiasi che svolga la sua funzione di seduta”).

Di fronte a queste nuove sfide le principali reazioni delle più grandi aziende di design, come in molti altri settori produttivi, oscillano dalla corsa alla vendita online allo spostamento della produzione con l'obiettivo di abbattere i costi.

Cosa fanno invece i giovani designer, che hanno studiato sognando magari di diventare degli Achille Castiglione, Alessandro Mendini o Ettore Sottsass, e che si ritrovano invece davanti a scarse offerte di lavoro, magari retribuite con la sola visibilità?

Lo spiega Domus in un interessante articolo sulla "Generazione D2C", Designer-to-Consumer:

"Mentre certi designer come Jasper Morrison e Sam Hecht, hanno aperto negozi online che vendono prodotti progettati per determinati marchi, la generazione più giovane rinuncia al tipico rapporto progettista-produttore, costruendo e vendendo attraverso il web i propri prodotti.

La prassi del disegno industriale che si era configurata nel XX secolo, ed è ancor oggi prevalente, consiste in un servizio business-to-business, ovvero designer-to-business. Il designer fornisce il progetto a un'azienda che provvede alla produzione e alla vendita. La forma di prassi del design che si sta oggi delineando segue, invece, un modello business-to-consumer, ovvero designer-to-consumer (D2C). In questo modello, attraverso la vendita online e il rapporto con i distributori tradizionali, i designer sono divenuti produttori di se stessi e hanno creato qualcosa di analogo alle etichette discografiche indipendenti dell'industria musicale."

Non si tratta di oggetti dalla tipologia innovativa quanto delle infrastrutture web adottate per distribuirli. Un sistema naturalmente ancora lungi dall'essersi affermato come la soluzione alle difficoltà che si presentano alla filiera creativa del product design, e che inevitabilmente pone una serie di altri ostacoli ad un funzionamento efficace e remunerativo. Il sistema D2C richiede al designer una gamma di competenze imprenditoriali, ma soprattutto, come per ogni attività di impresa sono necessari ingenti investimenti per ottenere una produzione e distribuzione efficienti e, non ultima, la necessaria visibilità nel web. Da non sottovalutare inoltre la perdita del rapporto con la committenza, quel rapporto tra produttore e designer che spesso ha costituito la chiave del successo dei più grandi nomi del Made in Italy.

Accanto alla generazione D2C spiccano i maker, gli artigiani digitali che uniscono alla tradizione del saper fare artigianale le più innovative tecnologie di produzione, oltre ad avvalersi del potenziale del web per la distribuzione. Che dire sui makers? Basta fare un giro qui su MakeTank.

Evento ToscanaIN 'Industrie Creative'

Delle attuali sfide e opportunità della filiera creativa del product design, e della cultura del progetto ai tempi del web 2.0 parleremo mercoledì 15 maggio, 2013, al Museo Piaggio di Pontedera con l'Associazione di business networking ToscanaIN e con una tavola rotonda di esperti del settore. MakeTank sarà presente con un intervento sul concorso DesignWinMake.

Silvia Fossati è consulente di comunicazione strategica. Appassionata di design, si occupa di Industrie Creative dal 2007 in seguito alla realizzazione della campagna “Creative Industries” per la città di Berlino. Dal 2011 è coordinatrice dell'evento annuale “Industrie Creative” per l'Associazione ToscanaIN. Su Twitter è @Silvia_Fossati e il suo blog è Die Beobachterin.

 

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