Daniele Benedettelli è un creativo a tutto tondo. È un ingegnere che compone opere rock, un insegnante saltuariamente disegnatore di fumetti, soprattutto un inventore che ha saputo concretizzare i principi del suo ambito di studi - la robotica - in una maniera immediata per tutti grazie ai kit LEGO Mindstorms. Dei quali è da tempo un guru riconosciuto a livello internazionale, cosa che in Paesi dalla visione un po' meno ristretta del nostro sarebbe un ottimo biglietto da visita. Ma tant'è: come sottolinea lo stesso Daniele, è più facile avere riconoscimenti lontano da casa propria. Grazie alla collaborazione con openPicus, Daniele ha sviluppato NXT2WIFIun'interfaccia wireless per controllare le unità LEGO Mindstorms NXT, interfaccia che amplia sensibilmente le possibilità di uso creativo dei kit LEGO. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui per capire meglio la strada che lo ha portato a questi sviluppi.

Come nasce la tua passione nella robotica applicata ai Lego? Dove ti ha portato e cosa ti aspetti ti porti anche in futuro?

Nasce da piccolissimo. Ho ritrovato quaderni delle scuole elementari pieni di disegnini e scarabocchi di robot. La cosa mi ha turbato, ma a pensarci bene non stupisce. Le scelte di carriera scolastica sono state fatte non in vista di un mestiere anziché di un altro, ma solo per realizzare un sogno atavico: creare robot di tutti i tipi e saper progettare e realizzare hardware, meccanismi, elettronica e software.
I LEGO sono un mezzo eccellente e flessibile per costruire; non sono un purista, quindi spesso mischio NXT, Android e Arduino con interfacce elettroniche custom. Appena ne avrò davvero bisogno passerò al metallo pesante - ho già un set Tetrix - e imparerò a saldare.
Nonostante l'incredulità e lo scherno in ambito lavorativo, questa passione mi ha portato lontano: anche se non ho ancora inventato niente di veramente utile, almeno ho fatto divertire tanta gente. La mia esperienza in questo settore mi ha permesso di lavorare con i LEGO, e a stretto contatto con i designer LEGO ufficiali. Inoltre giro il mondo senza spendere un soldo, invitato per eventi e conferenze a destra e a manca.
Per il futuro, senza presunzione e appoggiato da dati di fatto, come gli inviti per conferenze all'estero, mi aspetterei un po' più d'attenzione dalle istituzioni Italiane. Nemo propheta in patria.

Quale è stata la prima volta che ti sei sentito Maker?

Di sicuro è stato nel 2007, quando ho visto il primo prototipo di Rubik solver sputare fuori un cubo risolto. Ero euforico: nonostante la consapevolezza di averlo realizzato in ogni sua parte, non credevo ai miei occhi.

Qual è la tua tecnologia preferita e come la utilizzi?

Banalmente Internet, senza la quale non esisterei mediaticamente. In particolare l'e-mail, Skype e Paypal: tre strumenti che utilizzo quotidianamente per il mio lavoro, senza i quali avrei dovuto già espatriare da tempo.

Aderisci alle logiche dell’Open Hardware / Software? Perché?

Parzialmente. NXT2WIFI si basa su Flyport, che segue le logiche Open Hardware e Open Software, ma in sé non è open, per ovvi motivi di concorrenza. L'ho potuto fare a seguito di accordi con il team di openPicus. Altre mie invenzioni, come l'app Android NXT Chatterbox che fa parlare e capire il parlato ai robot LEGO Mindstorms NXT, partono da pezzi di codice open in licenza GNU e sono perciò distribuite gratuitamente. Altri progetti, come il ritrattista, vengono tenuti chiusi perché, come disse un tale (il Joker in Dark Knight), "se sai fare bene qualcosa, non farla gratis".

Raccontaci la tua vita giornata tipo da maker, magari qualche episodio particolare...

Ci crediate o no, mi alzo la mattina e comincio a inventare, che siano modelli LEGO per il franchise americano di cui curo i design, oppure i miei progetti a lungo termine con i LEGO Mindstorms o con Arduino/Android/ADK. Come episodio particolare posso raccontare che ho risparmiato più di cento euro con un hack della mia centralina telefonica casalinga, evitando di chiamare il tecnico di Telecom Italia. Niente di illegale, se non il prezzo esorbitante dell'evitato intervento.

Cosa ti ha colpito di MakeTank e che oggetto hai deciso di mettere in vendita nella tua vetrina?

Direi l'italianità, più nello specifico la toscanità. Abbiamo messo in vendita NXT2WIFI, adattatore Wi-Fi per i LEGO Mindstorms, la cui produzione è stata finanziata tramite crowdfunding, grazie al portale italiano Eppela.

A proposito di Eppela: come sei riuscito a convincere i finanziatori e che obiettivi intendi raggiungere con i fondi ottenuti?

I finanziatori li ho convinti con la qualità del prodotto, perché erano tutti appassionati (avanzati) di LEGO Mindstorms. Gli obiettivi sono già stati raggiunti: il dispositivo è stato prodotto e pubblicizzato.

Quale processo creativo ti ha portato a NXT2WIFI?

NXT2WIFI è stato creato a partire dall'ottima piattaforma openPicus, per un mio personale bisogno. Quando ho cominciato a costruire e programmare il primo prototipo, gli altri adattatori Wi-Fi per NXT di terze parti erano semplicemente insoddisfacenti: difficili da usare, senza batteria a bordo, senza web server grafico, non personalizzabili.
Ho trovato nel team openPicus delle persone competenti, ma soprattutto aperte e disponibili, cosa completamente controcorrente rispetto al geloso campanilismo Italiano. La mia idea era buona e la loro piattaforma matura: openPicus mi ha permesso di industrializzare il prodotto velocemente, supportandomi con l'infrastruttura già esistente.
Dettaglio curioso: abbiamo creato un prodotto, ma non ci siamo mai incontrati fisicamente, anche se io sto a Grosseto e loro a Roma. Provate a fare qualcosa di simile con altre aziende italiane, se ci riuscite! Anche solo per discutere i dettagli preliminari di un progetto, non c'è verso, bisogna incontrarsi di persona, come se le videoconferenze non esistessero o, peggio, potessero alterare la percezione della realtà.

Sei spesso all'estero: come vedi il movimento dei Digital Maker in Italia?

L'Italia partorisce dei fenomeni internazionali, vedi Arduino e openPicus, ma manca ancora una rete fitta di collaborazione  come c'è all'estero. In Italia, salvo graditissime eccezioni, ognuno tende a tirare l'acqua al proprio mulino.

 

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