Altro che circuiti e piccoli oggetti di design: le tecnologie legate al Makers Movement hanno già debuttato sulle passerelle di Parigi, con risultati estremamente interessanti (e che i critici del "nuovo" dovrebbero vedere).

Quando la "fredda" tecnologia incontra un campo applicativo considerato "caldo", nel senso di intrinsecamente legato alla creatività e alla fantasia umana, di norma ci si aspetta che venga usata semplicemente per rendere più veloci o meno faticosi i procedimenti che già ci sono. I risultati migliori si hanno però quando la tecnologia abilita una sorta di "pensiero laterale" che permette ai più ispirati di creare qualcosa di nuovo, in cui la tecnologia è un elemento creativo intrinseco e non solo un mezzo per fare le stesse cose meglio e prima. Può valere lo stesso se consideriamo per tecnologia ciò che afferisce in senso lato al movimento Makers e per campo creativo la moda? I fatti ci dimostrano di sì, nel senso che alcuni stilisti-designer stanno mostrando come la stampa 3D (e non solo) possa produrre oggetti e vestiti che altrimenti difficilmente sarebbero apparsi in passerella.

L'esempio più recente ci viene dalla Fashion Week di Parigi, evento proprio di questi giorni. La designer olandese Iris van Herpen, in collaborazione con il MIT Media Lab e sfruttando le tecnologie per la stampa 3D di Stratasys e Materialise, ha fatto sfilare due modelli assolutamente innovativi. La gestazione più complessa è stata probabilmente quella del coordinato gonna-cappa illustrato qui di seguito, che è stato realizzato grazie alla possibilità che le stampanti 3D Objet Connex di Stratasys offrono di utilizzare materiali diversi nel corso della produzione di un medesimo oggetto. In questo modo van Herpen ha potuto combinare materiali sia rigidi che flessibili e riuscire a dare al vestito un aspetto che, nelle intenzioni, è quello di un carapace, una seconda pelle corazzata.

Iris van Herpen ha badato infatti a sottolineare che l'ispirazione per questo vestito viene da un altro progetto tecnico-artistico reso possibile dalla stampa 3D, sempre di Stratasys: la collezione Imaginary Beings - Mythologies of the Not Yet che era stata curata dall'architetto designer Neri Oxman del MIT Media Lab ed esposta la scorsa primavera 2012 al Centre Pompidou di Parigi. La collezione ha mostrato a van Herpen le possibilità "organiche" della stampa 3D, il passo successivo è stato passare dalle forme statiche a quelle in movimento, in questo caso del vestito.

La produzione del secondo vestito realizzato da van Herpen per Parigi mostra in un altro modo le potenzialità creative della stampa 3D (in questo caso la tecnologia è tutta Materialise). Il vestito è stato stampato in laser sintering e la sua struttura molto intricata sarebbe stata impossibile da produrre con un sistema diverso dall'addictive manufacturing (un po' come il classico esempio dell'ipercubo, ma molto più fashion). Non ci sono cuciture e non ci sono tagli, sottolinea van Herpen. Anche la trama dei suoi vari strati, realizzata in collaborazione con l'architetto austriaco Julia Koerner, è "tecnologica", nel senso che è una combinazione di strutture geometriche complesse generate dalla matematica, non dalla casualità imperfetta della mano umana.

Iris van Herpen, Voltage

I modelli disegnati da van Herpen sono forse oggi le realizzazioni migliori per capire le direttrici di una futura "Makers' fashion". Futura ma non ipotetica per la designer, secondo la quale "È solo una questione di tempo prima che i vestiti che indossiamo oggi siano prodotti con questa tecnologia. E dato che è una forma di manifattura così diversa, aggiungendo strato dopo strato, sarà una grande fonte di ispirazione per nuove idee".

Qualcosa in realtà si era già visto, anche se non allo stesso livello di ispirazione e complessità. Una buona vetrina era stata l'esposizione TechnoSensual che si è tenuta a Vienna sino allo scorso settembre, il cui slogan "where fashion meets technology" ha fatto da ombrello a creazioni di ogni genere, in cui componenti tecnologici si univano - in maniera a volte convincente, a volte meno - all'abbigliamento e agli accessori. Gli amanti della stampa 3D hanno potuto puntare su un progetto non proprio recentissimo (è del 2010) ma interessante: Morphogenesis di Pauline van Dongen, calzature anche in questo caso di ispirazione "organica" e con una struttura impossibile da realizzare senza una stampa additiva. Una buona mano alla realizzazione del progetto l'hanno data gli olandesi di Freedom of Creation, che sulla stampa 3D basano tutta la loro produzione di oggetti di design.

Morphogenesis

Accanto al settore tutto sommato ben identificato della stampa 3D c'è tutto il "mare magnum" delle realizzazioni fashion che si basano genericamente su componenti tecnologici di ultima generazione e alla portata dei Maker: LED, controller di piccole dimensioni, moduli wireless e via dicendo. Qui i limiti stanno solo nella fantasia e nel buon gusto dei designer, ciò che si può realizzare con un po' di "pensiero laterale" è davvero interessante.

Gravity of Light - frame dal video

Vale come esempio recente Gravity of Light, un progetto "wearable" di Younghui Kim e Yejin Cho. L'aspetto è di primo acchito quello di un berretto di tessuto a maglie larghe, in realtà si tratta di una matrice prodotta con la stampa 3D. Ogni nodo contiene un LED, l'elettronica distribuita in tutto il berretto valuta l'inclinazione della testa di chi lo indossa e accende i LED posizionati in quella direzione. Il risultato è che la parte illuminata del berretto sembra essere sempre in equilibrio, come la superficie dell'acqua di un bicchiere quando lo incliniamo. Diventa tutto più chiaro con il video qui di seguito.

Gravity of Light from Younghui Kim on Vimeo.

Il segnale importante è che le tecnologie "da Makers" applicate alla moda si stanno affrancando dall'idea di essere adatte solo per stupire. Progetti come Gravity of Light restano probabilmente ancora nella fascia degli "addetti ai lavori", mentre già con creazioni come Morphogenesis ci avviciniamo a un pubblico certo con un gusto un po' particolare ma comunque generico. Lavori come quelli di Iris van Herpen, in particolare il modello studiato solo con Materialise, sono invece da passerella come altre creazioni più tradizionali, ed è facile pensare che alle Fashion Week del 2013 vedremo anche di meglio.

 

 

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